Lo spirito delle carte

Lo spirito delle carte

 

Chiamiamole Emozioni

 

“Quando i miei amici piangevano perchè Gerrard aveva segnato al Milan, io disperavo per quello della Cavalcavento”.

 

Ecco come, probabilmente, ci immaginano la maggior parte delle persone: Nerd, ciccioni, sfigati e fuori dal mondo.

Ma è davvero così che siamo ?

Io credo che Magic sia in realtà un catalizzatore di emozioni, una sorta di “Ragazzi della via Pal” o di “Signore degli Anelli”, scritto da ognuno di noi con un gruppo di amici e compagni di avventura.

E' bello ricordare quanti siano cresciuti assieme tramite il gioco, vedendo in esso anche una metafora di vita, una via d'accesso per quella nuvola passeggera, fantasma della libertà, qual è il mondo della fantasia; è bello, allo stesso modo, vedere il gioco come metafora del viaggio e della socializzazione, in grado di farci spostare per varie città d'Italia e del Mondo, trasmettendoci emozioni ed esperienze.

Il giocatore di MTG non sarà mai solo finchè avrà con sé un mazzo, poiché in ogni fumetteria o ludoteca del mondo esso ci permetterà di fare subito amicizie e di spiegare noi stessi tramite il semplice atto di tappare delle terre; questo mi fu subito chiaro quando arrivai a Milano dal Sud, carico di speranze e di incertezze, appena entrai in contatto con la comunità di gioco locale, che mi accolse come un fratello e mi diede subito la possibilità di sentirmi a casa.

 

La cosa bella è che sedendoci al tavolo con un avversario, ci presentiamo come faremmo con un biglietto da visita, fornendo subito informazioni su noi stessi tramite il tipo di mazzo giocato (ad esempio un giocatore di Miracles si presenterà più abitudinario ed elegante di uno di Dragon Stompy), lo stile delle giocate, il tipo di bustine, il tappetino, gli artwork delle carte e l'atteggiamento, facendo diventare il game una vera e propria conversazione, una storia. La vita è fatta di storie.

Vorrei che questo aspetto del gioco non venisse sottovalutato, che ciascuno di noi ricordasse gli avversari incontrati in torneo, che imparasse a conoscerli, a ricercarli nei tornei seguenti per rinnovare la sfida, così dando sempre più peso umano e di vita alle Magic, alleggerendole dalla semplice funzione di mezzo ludico o ancor peggio agonistico.

Io ho sempre trovato romantiche alcune parentesi interne alla nostra comunità, come quella Sartini-Cadei (Paxxu e Wiky, al secolo), poiché simili a personaggi letterari quali Legolas e Gimli o banalmente Gai e Kakashi, amici per la pelle e allo stesso tempo rivali in continua competizione e voglia di migliorarsi e superarsi; oppure come non pensare a Cavalli e Blasi, una sorta di Gemelli Derrick del Magic italiano (per mantenere un fil rouge con il mio precedente articolo), pronti a sorprendervi con una “Catapulta Infernale” di Stifle!
 

Osservando la sala è possibile scorgere infinite parentesi, teatri, viaggi, romanzi.

 

Ora, con questo non dico che non sia bello vincere e giocare per vincere, poiché sono il primo a cercare spesso il risultato, ma dico che sia necessario ricordarsi sempre di mettere avanti alle carte l'uomo, poiché il processo contrario davvero ci renderebbe come tutti dall'esterno ci immaginano e io voglio, invece, piangere con i miei amici per quella finale persa con il Liverpool, non per la Cavalcavento.

 

 

 

Soulbound

 

E' molto difficile in torneo concepire una sconfitta come un momento positivo, ed io per primo sono famoso per aver numerose volte perso la calma nel corso dei Match, tuttavia bisognerebbe sforzarsi di utilizzare l'abilità “soulbound” con i nostri avversari, pensando che saremo uniti a loro per il resto della giornata; impariamo a rispettarli, a stringergli la mano, a consegnare la slip quando siamo noi a perdere, e a continuare a giocare -se gli impegni lo permetteranno- per mantenergli alto il rating, poichè saremo “soulboundati” con loro e quindi dovremo aiutarli a vincere, così rendendo nobile la nostra sconfitta e così rendendo solido l'inizio di un rapporto di stima, correttezza ed amicizia.

Mi colpì molto ad Annency del 2011 un ragazzo con Turbo Elfi che fu sconfitto da me e che venne tutto il torneo a dirmi che stava continuando a vincere e che non avrebbe droppato per non abbassarmi il rating, sperando di aiutarmi ad entrare in top16. Se domani dovessi incontrarlo ad un torneo gli offrirei certamente un caffè e farei con lui due chiacchiere sul meta, sul gioco e sull'attualità in generale, poiché il “soulbound” a volte può estendersi fuori dal torneo, giungendo, almeno in un' infima scintilla, alla nostra vita sociale e alla nostra memoria.

 

 

 

Quando sei sul fondo della sala, hai tempo per pensare all'Universo

 

Da poco si è conclusa l’ottava edizione dell’Ovinogeddon e dentro di me, come tutti gli anni, è rimasto qualcosa; i grandi tornei sono in grado di aiutare noi stessi a capire fino a che punto sia arrivata la passione, fino a che punto il gioco ci dia divertimento o mero nervosismo. I grandi tornei sono uno stagno in cui riflettere noi stessi.
Molte volte il gioco ci porta a lasciarci prendere, rapire e a farci andare oltre quel che l’inclinazione del pendio permetterebbe, oltre quello che il buon senso ci consiglierebbe, facendo scadere tutto in un tourbillon di competitività ed agonismo.

Ho visto persone prepararsi per mesi alla ricerca spasmodica del risultato, civettare sugli altri partecipanti, roteare come avvoltoi in attesa di cadaveri da sbranare ed insonni virgulti testare con porte chiuse e segreti di stampa ogni singola lista, tech e giocata, tuttavia non ho capito se sia questo il gioco a cui dovremmo realmente partecipare, se sia questo il giusto spirito per portare noi stessi ed una comunità a crescere.

Quando sono stato ad Annency ed al GP ho conosciuto ed affrontato numerosi Pro Players e nessuno di essi si è mai rifiutato di mostrarmi la lista e di illustrarmi ogni singola giocata e “side-in”; quest’anno ho visto Pedro J. Sanchez (9° per rating all'Ovino8) fornire con entusiasmo tutta la sua lista a chiunque la chiedesse, persino scrivendola su carta ed eviscerando ogni giocata.

Allora si sono affollati nella mia mente, come grigie figure in attesa del tram, numerosi interrogativi…perché difficilmente tra noi ci sono ragazzi come Pedro? Cosa ci frena? Perché tanti screzi tra Team, tra Forum, tra siti internet, tra persone? Perchè queste stupide diatribe tra articolisti? Perchè queste rivalità territoriali?

 

“Non ho amici tra i civili” -Rambo-


Dovremmo tutti riuscire ad aprire le piccole cantine ammuffite in cui ci siamo rinchiusi e dare un senso alla nostra comunità, poiché nel gioco è contemplata la rivalità, ma se fine all'atto ludico stesso, poichè le nostre domeniche sono dipinte di goliardia, dell'’accipigliarsi, dell’appassionarsi ad un Hobby fatto di figure fantasy, ma soprattutto di uomini.

Non ha davvero senso l’aria pesante che si è respirata durante l’evento a causa di piccole rivalità per spazi web o altro, perchè la verità è che ogni domenica ciascuno di noi dietro quelle bustine nere e lucide racconta sé stesso e raccoglie rapporti umani, ed è quella l’unica verità che sia valida. Stacchiamoci dal polmone artificiale che ci incatena a queste tastiere e ricordiamoci di quando da bambini giocavamo a pallone con gli sconosciuti, di quando abbiamo consolato un amico lasciato dalla ragazza e trasferiamo questo genere di sensazioni nelle fredde domeniche d’inverno, solo così ci saranno grandi sfide, ma anche un ambiente sereno e scevro da pesi superflui.

 

Il volto dell’Ovinogeddon 2013 per me è stato Letterio Musolino (Lillinux, al secolo), poiché  testimonianza di come si possa raggiungere grandi traguardi (in questo caso la Top8) senza perdere il giulivo piacere di giocare sorridendo e la voglia di condividere, sperimentare, aprirsi e divertirsi.

Quelle come Letterio, sono persone che ci possono dare lo stimolo per migliorare il nostro approccio alla giornata di gioco, ricordandoci quanto sia sensato mettere da parte ogni tempesta di sabbia, e dedicarsi con furore alla vera linfa del gioco.

 

Il Bardo come anima della sala

 

Bisogna imparare a ridere delle proprie partite e farne dei momenti di racconto, di socializzazione, di falò sulla spiaggia, poiché quel che ci resterà del gioco tra qualche anno saranno solo storie umide e sudaticce ed amici pronti alla battaglia, dunque cerchiamo di renderli epici e memorabili.

Nessuno di noi ricorderà mai la top8 fatta alla “Lega della porchetta affumicata”, ma sicuramente molti di noi potranno raccontare di quella focosa notte con una studentessa ubriaca, rimorchiata dopo uno 0-3-Drop al GP di Mosca, presentataci proprio dal nostro compagno di Team e domata come una puledra tessala, mentre nella stanza di fianco Blasi e Cavalli erano intenti a piangere guardando Titanic con la Pay per view dell’albergo, asciugando le lacrime con agili manguste.

 

Tutte le grandi storie meritano un’infiorettatura” -Gandalf-

 

 

 

Lo ripeto un'ultima volta: è giusto cercare il risultato, superarsi e spronarsi ad andare in top8, ma non dimentichiamoci che alla fine siamo solo degli adulti che si sfidano in un gioco di strategia, utilizzando elfi e formose odalische dai seni prosperosi, sperando di essere penetrati in ogni dove dalla Dea della Fortuna.
Diamo un taglio alle inutili stupidaggini legate al gioco e al marketing, lasciando spazio all’aspetto sociale e alla Comunità, poichè il nostro confine non saranno mai i “partiti” di appartenenza, ma solo il tempo che ci separerà dalle storie che vivremo in amicizia e spirito di squadra ed avventura.


Andrea B.

Wooded Team

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